La responsabilità del lavoratore nell’esecuzione delle lavorazioni “La condotta abnorme”

Che i destinatari della normativa antinfortunistica siano oltre al Datore di lavoro, anche i lavoratoti ormai è un dato di fatto, consolidato già dalla “vecchia” 626 e ripreso in toto dall’attuale D.lgs. 81/08. Sebbene gli stessi lavoratori godano più di diritti che di doveri, e che altro non sono lo specchio dei doveri del Datore di lavoro (diritto alla formazione, informazione e addestramento, diritto alla sorveglianza sanitaria, diritto alla loro rappresentanza ecc.), essi sono chiamati a prendere parte al processo di prevenzione aziendale, diventando parte attiva nel meccanismo di tutela della salute e salvaguardia della sicurezza nei luoghi di lavoro. Di conseguenza in caso di inosservanza delle cautele contro gli infortuni anche ‘essi possono essere chiamati a risponderne penalmente. Più di una volta la corte di cassazione si è espressa su tale responsabilità prendendo in esame il comportamento del lavoratore, definendo il limite oltre il quale tale responsabilità è attribuibile o meno al soggetto. Ma in che occasioni si sfocia nella responsabilità del lavoratore e quando in quella dei suoi superiori? In tema di prevenzione antinfortunistica, la suprema Corte definisce perché la condotta colposa del lavoratore faccia venire meno la responsabilità del datore di lavoro, occorre un vero e proprio suo comportamento abnorme configurabile come un fatto assolutamente eccezionale e del tutto al di fuori della normale prevedibilità. Con riferimento al concetto di “atto abnorme”, ha inoltre precisato, non si può considerare appunto abnorme il compimento da parte del lavoratore di un’operazione che, pure inutile e imprudente, non sia però eccentrica rispetto alle mansioni a lui specificamente assegnate nell’ambito del ciclo produttivo. L’abnormità del comportamento del lavoratore, infatti, si può apprezzare solo in presenza della imprevedibilità della sua condotta e tale imprevedibilità non può mai essere ravvisata in un comportamento che, per quanto imperito, imprudente o negligente, rientri comunque nelle mansioni che gli sono state assegnate perché la prevedibilità di uno scostamento del lavoratore dalla piena prudenza, diligenza e perizia è insita nella stessa organizzazione del lavoro.
Per individuare la presenza del ” comportamento abnorme” è pertanto necessario che siano portate alla luce circostanze peculiari, interne o esterne al processo lavorativo, che connotino la condotta dell’infortunato in modo che essa si collochi al di fuori dell’area di rischio definita dalla lavorazione in corso e dell’area di rischio che il datore di lavoro è chiamato a governare.

Il fatto

Un lavoratore si schiaccia la mano e avambraccio tra il cuscinetto del rullo di trasmissione e il cuscinetto del nastro superiore di una macchina vaglio-rotativa. Imputati il Datore di lavoro e il dirigente dell’azienda, in particolare avendo il primo messo a disposizione dei lavoratori una macchina vaglio-rotativa priva della prevista protezione atta ad impedire il rischio di contatto degli operatori, e il secondo omesso di prendere in considerazione, a fronte della mancata protezione, i rischi derivanti dall’impiego della macchina stessa, facendo sì che il lavoratore, intervenuto con la mano destra nel tentativo di rimuovere la terra accumulatasi in prossimità del cuscinetto di rullo di trasmissione del nastro trasportatore, fosse trascinato e schiacciato.

Il ricorso in Cassazione

Avverso la sentenza hanno ricorso in cassazione entrambi gli imputati a mezzo dello stesso difensore e con separati atti. Fra i motivi la difesa ha dedotto una violazione di legge in relazione alla valutazione di non abnormità del comportamento del lavoratore, rilevando che il macchinario era stato predisposto all’uso così come fornito dalla casa produttrice e che i dipendenti avevano ricevuto specifica formazione, anche grazie alla collaborazione di un tecnico della casa produttrice. Analogamente il ricorrente ha dedotto un vizio della motivazione, sempre con riferimento alla valutazione dell’incidenza della condotta imprudente del lavoratore sulla produzione dell’evento, trattandosi di condotta neppure necessitata dall’impostazione del macchinario e dal processo di lavorazione.

La sentenza

a Suprema Corte, in merito alla dedotta abnormità del comportamento del lavoratore ha ritenuta la decisione della Corte di Appello del tutto conforme alla giurisprudenza che ha più volte affermato che “in tema di prevenzione antinfortunistica, perché la condotta colposa del lavoratore faccia venir meno la responsabilità del datore di lavoro, occorre un vero e proprio contegno abnorme del lavoratore medesimo, configurabile come un fatto assolutamente eccezionale e del tutto al di fuori della normale prevedibilità, quale non può considerarsi la condotta che si discosti fisiologicamente dal virtuale ideale (cfr. Sez. 4 n. 22249 del 14/03/2014, Rv. 259127)” e che, sempre con riferimento al concetto di “atto abnorme”, ha pure precisato che “tale non può considerarsi il compimento da parte del lavoratore di un’operazione che, pure inutile e imprudente, non sia però eccentrica rispetto alle mansioni a lui specificamente assegnate nell’ambito del ciclo produttivo (cfr. Sez. 4 n. 7955 del 10/10/2013 Ud. (dep. 19/02/2014), Rv. 259313)“.
La stessa Corte ha inoltre precisato che “l’abnormità del comportamento del lavoratore, dunque, può apprezzarsi solo in presenza della imprevedibilità della sua condotta e, quindi, della sua ingovernabilità da parte di chi riveste una posizione di garanzia. Sul punto, si è peraltro efficacemente sottolineato che tale imprevedibilità non può mai essere ravvisata in una condotta che, per quanto imperita, imprudente o negligente, rientri comunque nelle mansioni assegnate, poiché la prevedibilità di uno scostamento del lavoratore dagli standards di piena prudenza, diligenza e perizia costituisce evenienza immanente nella stessa organizzazione del lavoro”. “Tale comportamento” ha così concluso la suprema Corte, “non può essere considerato abnorme in quanto prevedibile e del tutto controllabile dai diretti superiori”, pertanto il ricorso presentato non può essere accolto e verrà confermata la sentenza di condanna.